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Sparatrap

Perplimere prima dell'uso

21 Febbraio 2014, 10:16am

Pubblicato da Massimo Riera

Perplimere prima dell'uso

Due persone così ligie al dovere da non accontentarsi di ammazzarsi di lavoro ma addirittura di ammazzare anche chi volesse ostacolarli.

Un TIR chiamato Deuterio

Lo sciopero delle sinapsi si prolunga ottuso e sordo ad ogni intemperanza che la voglia isterica di evadere da quel lindo ma abbacinante ghetto del foglio bianco ti impone, luminosa gattabuia di ogni velleitario imbrattacarte. Eppure le idee non mancano, gli spunti fioccano, le intuizioni brillano mute e fuggevoli come un fotogramma perfetto e bellissimo in un noioso film d’autore, rigorosamente in nero e nero con qualche sfumatura di grigio. Ci vorrebbe una memoria fotografica dai dettagli autistici per fermare quell’istante perfetto ed infinitamente bello che, ne sono certo, farebbe partire in un istante lo spettacolare domino di parole, punti, virgole avverbi, figure retoriche e battute di spirito che fanno di un’accozzaglia di lettere qualcosa che valga la pena di leggere e magari apprezzare.

Invece no.

Sono sempre qui.

Sempre seduto a questo tavolo del bar all’aperto sotto casa. Inesorabile granita alla mandorla con uno spruzzo di caffè, più morbida brioche d’ordinanza di ogni colazione estiva siciliana che si rispetti ed il niente cosmico in testa e nell’iPad sempre acceso.

Certo che i personaggi da Commissario Montalbano non mancherebbero a partire dai due fratelli proprietari del bar, Iachino e Pippo, che con le attività di famiglia hanno fatto i soldi ed anche un bel po’ di carcere come si conviene a due malavitosi che si rispettino. Due persone così ligie al dovere da non accontentarsi di ammazzarsi di lavoro ma addirittura di ammazzare anche chi volesse ostacolarli. Proprio per questo motivo Iachino s’è guadagnato da qualche mese un soggiorno premio all’Ucciardone: vitto, alloggio, lavatura e stiratura a vita salvo indulti.

Insomma niente di particolare.

Poi finalmente il dramma.

Un enorme autoarticolato si precipita indifferente dalla discesa di fronte al bar, disarticolando ogni cosa che incontra davanti a sè: auto, bancarelle di ambulanti, vetrine, camerieri e cannoli, entrando trionfalmente dentro al bar e fermandosi davanti al banco come in attesa di un caffè ristretto.

Perplesso e scioccato rimango immobile e tremolante come una statua di sale scolpita da un malato di Alzeimer, stupito che quel TIR che era passato a due centimetri dal mio naso abbia voluto risparmiare me ma non il tablet ora davvero ultra-piatto che vedo a terra con un nuovo design post moderno di tatuaggi di pneumatici su quello che una volta era uno schermo e che non si azzarda più ad illuminare quella dannata pagina bianca che tanto mi aveva fatto penare.

Si tuffa dalla cabina del camion una figura minuta e scattante di donna che somiglia vagamente alle tuffatrici olimpiche cinesi ma con le zeppe.

“Avete ammazzato Rocco, mio marito, per prendervi la sua azienda di trasporti. Non resta che questo pigliatevelo tutto dove sapete benissimo.”

E se ne va sotto lo sguardo esterrefatto di Alcatraz il gattone del bar mentre raccattava quel paio di vite che gli erano rimaste dopo lo spavento.

Scusate se vi lascio così, ma ora ho qualcosa di impellente da scrivere.

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